La patria.

Lo lessi anni fa; forse troppo giovane. Il ricordo del romanzo si confuse con quello di Audrey Hepburn e del film.

Ma c’è un abisso tra i due: entrambi meravigliosi, ma ognuno a modo suo.

La narrazione del romanzo di Truman Capote è inarrestabile, meravigliosa, mozza il fiato ed è una scossa sottopelle, tellurica, incontenibile. La Holly Golightly del romanzo è una forza della natura, un concentrato di inarrestabile potenza; una divinità incontenibile.

Questo romanzo mi ha coinvolto e commesso. Una perla rara, una narrazione magnificente. L’ho riscoperto, fortunatamente. Da adesso, non me ne separerò mai.

“La patria è dove ci si sente a proprio agio. Io la sto ancora cercando”.
Holly Golightly

I dieci punti per la convivenza.

Di Alexander Langer, 1994.

1. La compresenza pluri-etnica sarà la norma più che l’eccezione; l’alternativa è tra l’esclusivismo etnico e la convivenza;

2. Identità e convivenza: mai l’una senza l’altra; né inclusione né esclusione forzata;

3. Conoscersi, parlarsi, informarsi, inter-agire: “più abbiamo a che fare gli uni con gli altri, meglio ci comprenderemo”;

4. Etnico magari sì, ma non a una sola dimensione: territorio, genere, posizione sociale, tempo libero e tanti altri denominatori comuni;

5. Definire e delimitare nel modo meno rigido possibile l’appartenenza, non escludere appartenenze ed interferenze plurime;

6. Riconoscere e rendere visibile la dimensione pluri-etnica: i diritti, i segni pubblici, i gesti quotidiani, il diritto a sentirsi di casa;

7. Diritti e garanzie sono essenziali ma non bastano; norme etnocentriche favoriscono comportamenti etnocentrici;

8. Dell’importanza di mediatori, costruttori di ponti, saltatori di muri, esploratori di frontiera. Occorrono “traditori della compattezza etnica”, ma non “transfughi”;

9. Una condizione vitale: bandire ogni violenza;

10. Le piante pioniere della cultura della convivenza: gruppi misti inter-etnici.

Manchi.

“Una vita bella”.

“Ho idea che la sola cosa che ci permette di guardare senza disgusto il mondo in cui viviamo sia la bellezza che gli uomini di tanto in tanto creano dal caos. I quadri che dipingono, la musica che compongono, i libri che scrivono, la vita che vivono. Fra tutte, la cosa più ricca di bellezza è una vita bella. È questa l’opera d’arte più perfetta”.

“Il velo dipinto”, W. Somerset Maugham

Le carte sui muri.

“I capitani di mare in Italia e in Dalmazia, i provveditori veneziani delle isole greche, le persone autorevoli abitanti lungo tutto il Mediterraneo appendevano le carte incorniciate nelle loro dimore scegliendo i punti di maggiore visibilità: allo stesso livello del crocifisso, degli ex voto e dei ritratti di famiglia, in onore del nostro mare e della marineria”.

(Predrag Matvejević, Breviario mediterraneo)