A voce alta: Casa di Warsan Shire

L’emergenza del Covid-19 rischia di farci rivolgere l’attenzione soltanto ai drammi personali, facendoci dimenticare l’importanza dei diritti (e della dignità) di tutt*. Oggi, in questa giornata di sciopero, leggo “Casa” di Warsan Shire.

A voce alta: Vado a dormire di Alfonsina Storni

La vita di Alfonsina Storni, donna e poetessa militante, è un inno all’affermazione del sé oltre le rigide gabbie della morale machista e borghese. Fino all’ultimo gesto, raccontato nella splendida canzone Alfonsina y el mar. Oggi, #avocealta, la sua “Vado a dormire”.

 

A voce alta: un sonetto di Gaspara Stampa

Per lungo tempo considerata l’unica (o quasi) poetessa femminile degna di essere inserita in un’antologia della letteratura italiana, Gaspara Stampa è una delle più fulgide esponenti del “petrarchismo” cinquecentesco, con le sue meste (ma eleganti ed esplosive) rime che indagano l’amore in varie declinazioni. Oggi, #avocealta, leggo un suo sonetto.

 

Thomas.

Una poesia nata dai miei ricordi del Burkina Faso, la “Terra degli uomini integri”, come il miracoloso Thomas Sankara.

 

Thomas

(Ricordi della Terra degli uomini integri).

Cancellasti il nome coloniale – lo

ribattezzasti per un inizio esplosivo:

la terra degli uomini integri. Nudi,

sulla terra, si battono i piedi – sono

ritmo e pulsazione – una rivoluzione

che conobbe corta fioritura. Parlasti

al mondo, intero, tutto riunito, per

assicurare la tua voce al futuro sempre

più anteriore. Neanche la tua tomba

conobbe pace – le ossa, le vertebre,

le falangi – di chi protese mani di

saluto all’occidente rapace. Nella

polvere rossa, in disparte (la solleva

l’harmattan) un vento feroce che

impasta la luce e la inghiotte in una

notte precoce – come fu la tua propria

stagione – scommessa di una salvezza

che conobbe solo promessa e si spezzò

al suono fitto di un proiettile genuflesso.

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A voce alta: L’amore dorme nel petto del poeta di Federico García Lorca

Un amore “oscurato” e tenuto nascosto per tanto tempo, quello di Federico García Lorca, che esplode prepotente nei Sonetti dell’amore oscuro, pubblicati solo nel 1984. Oggi leggo #avocealta L’amore dorme nel petto del poeta.

A voce alta: L’aria è piena di grida di Antonella Anedda

Che cosa ci rende così tanto crudeli nei confronti degli altri? Una domanda che mi sono posto negli ultimi giorni, anche in seguito al rientro di Aisha Romano, e che si pone anche Antonella Anedda in questa poesia, L’aria è piena di grida, che leggo #avocealta.

Ricordi di Huruma

La storia di Aisha mi ha fatto tornare alla mente quegli stessi orizzonti. Anche io ho lavorato nell’Africa più reietta e marginale. Nel 2011 per qualche settimana ho fatto volontariato in una delle bidonville più feroci di Nairobi: Huruma, che anche Alex Zanotelli ricorda nel suo illuminante Korogocho: alla scuola dei poveri. Huruma significa, in swahili, “compassione”, “benevolenza”, “misericordia”: l’ironia è alla base della nomenclatura di questi luoghi d’inferno. Huruma è la bidonville che si trova di fronte alla immensa discarica di Korogocho, dove sopravvive un’umanità considerata residuale ma fondamentale per muovere un’economia in cui il capitale pone le sue fondamenta.
Era pericoloso entrare a Huruma, innegabilmente. Il bianco, il mzungu, è odiato, con ragione. Si concentra sul bianco, chiunque sia, la responsabilità della condizione infima a cui si è costretti, in quei luoghi che sono oltre la vergogna e il disprezzo dell’alterità. Uomini donne bambini accatastati in condizioni bestiali, se questo aggettivo limitante può essere utilizzato per rendere un’idea.
Questa è una poesia nata su quei ricordi.

Ricordi d’Huruma.

La terra rossa scava i miei occhi,
macchia i miei denti. La terra
rossa spolpa il mio teschio, mi
sparpaglia le ossa. Come non
sentire? Né ascoltare? Come
non aprirsi alla voce che battezza
al passaggio? Mzungu, mzungu
fin dove si arriva a camminare…
mzungu! Lascio lo sguardo al cielo,
incontro le nubi che non sono già
più come sono, come erano; sempre
diverse, lontane, distanti, nella
polvere che soffia come vento, nel
vento che s’impasta come pioggia.

A voce alta: Finirai all’inferno fratello di Yahya Hassan

La sua raccolta poetica Yahya Hassan ha venduto nella sola Danimarca più di 120.000 copie, risultato miracoloso per un’opera di poesia. Apolide palestinese residente a Copenaghen, nato nel 1995 e morto poche settimane fa, Yahya Hassan è poeta feroce e crudo, contrario a qualsiasi netiquette e mediazione: una scrittura dura che contesta tutto, dalla sua religione strumentalizzata, al senso di alienazione del profugo, alle forme statali dell’accoglienza e dell’integrazione. #Avocealta oggi la sua durissima Finirai all’inferno fratello.

A voce alta: Risanamento di Giovanni Raboni

La guarigione è fondamentale, non solo del corpo ma anche dello spazio che occupiamo, nel quale agiamo, urbano e sociale. Ma siamo sicuri che le misure di guarigione colpiscano il problema primario? Giovanni Raboni ci aiuta a riflettere con la sua Risanamento, che leggo oggi a #vocealta.

A voce alta: “La mia casa, l’entrata” di Dario Bellezza

La casa è la nuova esternalizzazione della frontiera e del controllo, come lo fu, decenni fa, per i malati di AIDS. Ce lo racconta oggi un poeta ahimè dimenticato, Dario Bellezza, narratore dell’umanità residuale, marginale e discriminata dalla Roma borghese, con la sua La mia casa, l’entrata che leggo oggi #avocealta.

A voce alta: “Ricorda” di Alekos Panagulis

Strenuo oppositore della Dittatura dei Colonnelli, in Grecia, Alekos Panagulis ha sempre ricercato, con la sua azione politica e poetica, l’esaltazione della libertà e la condanna, anche fisica, della dittatura e dell’oppressione, pagando le sue azioni con il terribile incarceramento nella prigione di Boiati. Oggi, #avocealta, il suo inno Ricorda, per un risveglio delle coscienze e una condanna dell’accidia più virulenta.

A voce alta: “La sento la mia vita” di Patrizia Valduga

Raffinatissima funambola del significato e del significante, provocatrice e insofferente del politicamente corretto, audace esploratrice del sensuale e dell’erotico, Patrizia Valduga è un’artigiana mirabile della lirica italiana. Oggi, #avocealta, leggo la sua “La sento la mia vita…”.

A voce alta: “La più bella storia d’amore” di Luis Sepùlveda

Martire di una delle violenze più atroci del ‘900, la scomparsa di Luis Sepùlveda a causa del Covid19 ci lascia orfani di una delle voci più resistenti del nostro contemporaneo: adesso è quanto mai necessario (ri)appropriarsi delle sue parole e delle sue narrazioni per continuare a resistere. Oggi, #avocealta, leggo La più bella storia d’amore, che Sepùlveda ha dedicato al suo amore di sempre, la moglie Carmen Yanez.

A voce alta: poesia di Chandra Livia Candiani

Maestra di meditazione, utilizza anche la parola come strumento per la riflessione, aprendo porte e varchi di significato e significante. Oggi, #avocealta, una poesia di Chandra Livia Candiani (scoperta a Lampedusa alla Biblioteca IBBY Lampedusa durante l’Ibby Camp).

 

 

A voce alta: “Promettimi” di Christina Georgina Rossetti

Per la poesia di oggi, andiamo nell’Inghilterra di metà Ottocento, con Christina Georgina Rossetti e la sua magnifica poesia sulla libertà dell’amore, “Promettimi”.
#avocealta

A voce alta: “La casa vicino al mare” di Giorgio Seferis

La poesia di oggi ha come tema la casa, uno spazio che ci siamo trovati ad abitare in maniera completamente diversa rispetto a prima. Le parole sono di Giorgio Seferis, premio Nobel per la poesia nel 1963, e il componimento si intitola “La casa vicino al mare”.
#avocealta